L’Ex Manicomio di Vercelli: Un Viaggio tra Storia, Eccidi e Leggende

L’Ospedale Psichiatrico di Vercelli rappresenta uno dei complessi abbandonati più imponenti d’Europa. Questo gigante di cemento e mattoni non è solo un reperto di archeologia industriale, ma un luogo che racchiude un secolo di sofferenza, innovazione medica e segreti oscuri.

Le radici ottocentesche e la nascita del villaggio ospedaliero

Le origini della struttura risalgono al XIX secolo. Già nel 1874 la città gestiva un centro operativo con circa 150 pazienti. Tuttavia, l’aumento dei ricoveri spinse le autorità a progettare una struttura radicalmente diversa, capace di rispondere alle nuove esigenze della psichiatria moderna.

Tra il 1928 e il 1937, il cantiere diede vita al villaggio ospedaliero che osserviamo oggi. L’ingegner Luigi Martina firmò il progetto ispirandosi ai modelli d’avanguardia europei, mentre l’ingegner Eugenio Cadorna ne curò la costruzione definitiva. Il risultato fu una vera “città nella città” estesa su 28 ettari.

Manicomio di Vercelli delirium
Manicomio di Vercelli sedia a rotelle
Manicomio di Vercelli teatro

Un’architettura per il controllo e la cura

Il complesso comprendeva 20 padiglioni immersi nel verde. I progettisti inclusero una chiesa, un teatro, una biblioteca, una palestra e persino un’area dedicata ai bambini. L’obiettivo principale risiedeva nella creazione di un ambiente totalmente autosufficiente.

La vita quotidiana seguiva però regole ferree e orari inflessibili. I medici dividevano i pazienti in base al sesso e alla gravità della patologia. Le giornate trascorrevano tra attività ricreative e la cosiddetta ergoterapia, poiché il lavoro occupava un ruolo centrale nel percorso di riabilitazione.

L’ombra della guerra e l’Eccidio del 1945

Le mura del manicomio non ospitarono solo malati mentali, ma divennero teatro di uno degli episodi più drammatici della storia locale. Nel maggio del 1945, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, un gruppo di partigiani giustiziò sommariamente all’interno della struttura 47 fascisti, tra cui il prefetto di Vercelli.

Questo evento, noto come l’Eccidio dell’Ospedale Psichiatrico di Vercelli, segnò profondamente la memoria collettiva della città. La violenza della guerra penetrò così in un luogo già carico di sofferenza, rendendo il complesso un simbolo di ferite storiche mai del tutto rimarginate.

Dalle terapie rudimentali alla chiusura definitiva

Per decenni, il personale sanitario utilizzò terapie che oggi definiremmo brutali. Metodi come l’idroterapia, la terapia insulinica e l’elettroshock costituivano la prassi clinica dell’epoca. Questi trattamenti riflettevano una psichiatria che spesso faticava a trovare soluzioni efficaci per il disagio mentale.

La svolta arrivò nel 1978 con la legge Basaglia. La nuova normativa impose la chiusura graduale dei grandi ospedali psichiatrici. Le autorità trasferirono i pazienti in strutture più piccole e umane, decretando l’abbandono definitivo dell’edificio principale e l’inizio del suo lento declino.

Manicomio di Vercelli documenti
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Il fascino del mistero e le leggende dei fantasmi

Oggi l’ex manicomio appare come un luogo fantasma, dove la vegetazione selvaggia reclama i padiglioni in rovina. Questo scenario ha alimentato negli anni numerose leggende legate al paranormale. Molti visitatori raccontano di aver avvistato una bambina vestita di bianco che si aggira silenziosa tra i corridoi.

Altre testimonianze parlano di un medico fantasma, uno spirito in camice bianco che sembra ancora legato professionalmente a quel luogo. Alcuni esploratori urbani riferiscono persino di figure senza volto che camminano senza meta tra le macerie. Indipendentemente dalle credenze personali, queste storie rendono il complesso una meta privilegiata per gli amanti del mistero.

Il futuro incerto di un monumento alla memoria

Attualmente, il dibattito sul destino del manicomio resta aperto. Alcuni cittadini chiedono di preservare i padiglioni, la biblioteca e la chiesa come testimonianza storica. Altri auspicano invece una riconversione moderna per dare nuova vita all’area.

Al di là del suo destino incerto, l’ospedale psichiatrico rimane un simbolo della storia della psichiatria in Italia. Le sue rovine continuano a raccontare storie di emarginazione e speranza, ricordandoci un passato che non possiamo e non dobbiamo dimenticare.

 

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